...è quello che ci ha spinto a sperare che un momento come questo arrivasse...
La speranza...
...è quello che non ci ha fatto mai smettere di credere che potesse realmente arrivare...
La speranza...
...è quello che ci fa credere che possa essere un nuovo inizio...
La speranza...
...è quello che ci fa capire che questo è solo un primo passo...
La speranza...
...è di poter compiere tutto un cammino verso la ridefinizione di un paese vero...di cui non vergognarci...dove spazi come questo...non siano ne necessari ne immaginabili...
Viva l'Italia
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sabato 12 novembre 2011
La speranza...
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martedì 8 marzo 2011
La duemilionesima goccia
Prendo spunto da questa affermazione fatta da questo dito medio:
"Dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi» perchè «se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell'Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva»"
Sicuramente dopo tutto quanto il teatrino mediatico mi aspetto o una smentita o un "sono stata fraintesa"
Onestamente non credo di essere nella condizione di giudicare il lavoro della magistratura ma certe affermazioni mi sembrano semplicemente inutili.
Quello che ha detto la Santanchè è semplicemente incredibile perché rende i magistrati colpevoli due volte: di non aver fatto abbastanza per la povera Yara dando importanza a quattro veline al soldo di un velino in pensione.
Adesso, come al mio solito mi domando:
- C'è qualcosa di più schifoso che strumentalizzare la morte di una povera ragazzina per difendere un insulso verme?
- Quando ci stancheremo di sentire certe cose?
- Quando sarà colma la misura?
A voi la palla.
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giovedì 4 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
Nella terra dei ciechi

E' da molto tempo che cerco di scrivere questo post, stavo cercando la giuste motivazioni che sono arrivate stamattina.
Volevo soffermarmi sul comportamento di quelli che poi si scoprono essere sostenitori di Berlusconi. Abbiamo sostanzialmente tre grandi categorie di "Berlu-Boys": gli ScudiUmani, gli Zitti e i Simulatori. Andiamo brevemente ad elencare le caratteristiche principali per ogni B-boy.
Gli ScudiUmani: sicuramente la categoria più rispettabile tra le tre, entrano in qualsiasi dibattito politico difendendo a spada tratta il loro beniamino come se fosse un parente o peggio qualcosa di più. Sono riconoscibilissimi per il loro frenetico ripetere come dischi rotti frasi come: "Questo è il miglior governo degli ultimi 150 anni", Meno male che Silvio c'è", "Le toghe rosse", "Il potere è in mano alle procure", "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio", "Bunga-Bunga", e tante e tante altre. Si recano ad ogni manifestazione partecipando in maniera più che attiva, agghindati di tutto punto, come se fosse la finale dei mondiali. Nel momento in cui li si cerca di far notare chi è veramente il loro idolo si producono in arringhe difensive e strani sillogismi degni dei migliori Ghedini e Feltri.
Gli Zitti: "Meglio stare zitti dando l'impressione di essere stupidi piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio (Confucio)". Di gran lunga più pericolosi dei primi, sono coloro che ascoltano in silenzio ogni ragionamento politico e, non capendo un cazzo di: politica, coscienza civile e morra cinese, tolgono ogni dubbio quando dicono di apprezzare B. perché si è fatto da solo o perché alla sua età è ancora sessualmente attivo (special thanks to Viagra and Cialis). Di solito si riconoscono per la maglietta attillata cromata, i capelli nel gel, gli occhiali a mosca specchiati (o Carrera bianchi) e la tessera mediaset premium sempre carica per vedere le repliche delle partite anche d'estate. Si incontrano in grandi adunate note come "provini per un reality". I migliori tra loro vengono scelti.
I Simulatori: categoria ancora in via di definizione. Tale imprecisione è dovuta al fatto che in giro non si possa trovare nessuno, che non sia appartenente alle prime due categorie, disposto ad ammettere di averlo votato. Di solito sono coloro che alla domanda "cosa hai votato?" rispondono con "Il voto è segreto", "Nessuno mi rappresenta" oppure con "Ho votato Berlusconi perché non c'è un'alternativa". Sono di gran lunga i peggiori. Fingono stupore e incredulità quando li si fa notare chi è B. e sono pronti a giurare suoi propri figli che non l'hanno o che non l'avrebbero votato se avessero saputo, dando così la colpa ai media. Come sotto-categoria si potrebbero individuare i FalsiPentiti che di solito giurano di non votarlo più.
D'altronde nella terra dei ciechi governa chi ha un occhio solo, e questo il nostro giovane premier e i suoi compari lo hanno capito da tempo.
Si potrebbe pensare ad una patente, rilasciata dopo un esame psico-attitudinale, che dà il diritto di voto.
"Limiti della democrazia: Votano anche gli stronzi (cit.)"
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martedì 12 ottobre 2010
IL CODICE DA PERDI
Dire che, ormai da due anni, la Premiata Furberia Alfano & Ghedini si stia lambiccando il cervello per salvare le chiappe giudiziarie di B. è cosa ovvia, quasi come dire che se piove ci si può bagnare.
Non ci si deve scandalizzare più di tanto se abbiamo un Ministro della Giustizia ad uso e consumo dell'utilizzatore finale: possiamo dire che "si sapeva", senza scendere tanto in dettaglio.
Non sorprende nemmeno la nomina di Paolo Romani a Ministro per lo Sviluppo Economico: si sa che la risoluzione del conflitto di interessi avverrà solo dopo che l'umanità avrà chiarito se sia nato prima l'uovo o la gallina. Anche qui possiamo dire "e cosa vi aspettavate?".
Cosa pretendiamo da un Presidente del Consiglio come il nostro, che si porti in caserma da solo?
Ciò che invece scandalizza è il seguente intervento del Presidente della Repubblica:
"[...] l'auspicio che anche attraverso una ulteriore utilizzazione delle tecnologie informatiche si garantisca la piena attuazione dei principi del 'giusto processo'".[...] "importante occasione per un confronto, anche a livello europeo, sullo stato della innovazione tecnologica in ambito giudiziario e sui progetti e le iniziative in grado di ampliarne e migliorarne la utilizzazione". "Piu' volte ho ricordato che la eccessiva durata dei processi mina la fiducia dei cittadini nel 'servizio giustizia' e compromette anche la capacita' competitiva del nostro paese sul piano economico. Il recupero di una piena funzionalita' del sistema esige scelte coraggiose che ne riducano i costi di gestione e ne semplifichino le procedure con il contributo di tutti gli operatori e di ogni altra realta' interessata, compresa quella imprenditoriale.
(tratto da agi.it, cliccando trovate il servizio completo)
Le domande che mi pongo sono le seguenti: quali sono le scelte coraggiose che il sistema esige? Quali sono le cause della lunghezza dei processi? Quali sono le strategie che migliorerebbero il sistema?
Chissà se Napolitano, da buon internauta, leggerà e risponderà a queste domande...
Secondo me, l'unica soluzione che metta d'accordo Napolitano, B. e chi invoca una riforma della giustizia ad capocchiam, è l'abolizione del codice penale.
Senza esagerare, basteranno il lodo Alfano, il processo morto e altri ammennicoli per pochi intimi, ed avremo la giustizia più efficiente degli ultimi 150 anni.
venerdì 1 ottobre 2010
COME VOLEVASI DIMOSTRARE
Nemmeno il tempo di esprimere la solidarietà a Maurizio Belpietro che subito tocca sentire i ritornelli gia ampiamente usati negli istanti immediatamente successivi all'attentato con duomo volante a B.
Iniziamo dal dioscuro Cicchitto, il quale evidentemente soffre della "Sindrome da cappuccio": credendo di avere ancora indosso il massonico copricapo, sproloquia convinto di rimanere nell'anonimato. Ha affermato che il clima d'odio che ha armato l'attentatore - mancato, fortunatamente - di Belpietro sia generato e continuamente alimentato dalla stampa di sinistra, oltre che dai noti seminatori d'odio Di Pietro e Grillo. Incommentabile. Anzi no, commentiamo: una cazzata grossa come una casa, roba da espulsione diretta dal Parlamento a calci nel sedere, considerando i precedenti (le accuse, tra gli altri, a Di Pietro, Travaglio, magistratura, Repubblica, L'Espresso).
L'equilibrista Casini invita ad "abbassare i toni". Perché, in occasioni che hanno visto coinvolti altri giornalisti quali Sandro Ruotolo e Lirio Abbate, non sono stati usati gli stessi termini? Cosa significa "abbassare i toni"?
Forse a questi signori non è chiara una cosa: i giornalisti - tutti - in Italia sono evidentente sotto tiro. E' una condizione generale, che va oltre l'agone politico: semplicemente mal si sopporta chi difende le proprie idee, e le conseguenze sono l'attentato a Belpietro, le minacce a Sandro Ruotolo, la scorta a Lirio Abbate, le auto incendiate ad altri giornalisti. Episodi passati, se non nel totale silenzo, sicuramente in sordina.
E' evidente che Cicchitto & Co. hanno perso una ottima occasione per stare zitti.
Iniziamo dal dioscuro Cicchitto, il quale evidentemente soffre della "Sindrome da cappuccio": credendo di avere ancora indosso il massonico copricapo, sproloquia convinto di rimanere nell'anonimato. Ha affermato che il clima d'odio che ha armato l'attentatore - mancato, fortunatamente - di Belpietro sia generato e continuamente alimentato dalla stampa di sinistra, oltre che dai noti seminatori d'odio Di Pietro e Grillo. Incommentabile. Anzi no, commentiamo: una cazzata grossa come una casa, roba da espulsione diretta dal Parlamento a calci nel sedere, considerando i precedenti (le accuse, tra gli altri, a Di Pietro, Travaglio, magistratura, Repubblica, L'Espresso).
L'equilibrista Casini invita ad "abbassare i toni". Perché, in occasioni che hanno visto coinvolti altri giornalisti quali Sandro Ruotolo e Lirio Abbate, non sono stati usati gli stessi termini? Cosa significa "abbassare i toni"?
Forse a questi signori non è chiara una cosa: i giornalisti - tutti - in Italia sono evidentente sotto tiro. E' una condizione generale, che va oltre l'agone politico: semplicemente mal si sopporta chi difende le proprie idee, e le conseguenze sono l'attentato a Belpietro, le minacce a Sandro Ruotolo, la scorta a Lirio Abbate, le auto incendiate ad altri giornalisti. Episodi passati, se non nel totale silenzo, sicuramente in sordina.
E' evidente che Cicchitto & Co. hanno perso una ottima occasione per stare zitti.
IL DIRITTO DI DIRE TUTTO. ANCHE IL FALSO
Nell'attesa di conoscere la faccia criminale - e chi eventualmente l'ha mandato - che ieri sera si è introdotta armata nel condominio di Maurizio Belpietro, innescando una sparatoria che avrebbe potuto comunque ferire o uccidere qualcuno, personalmente spero che le forze politiche ed istituzionali ribadiscano ancora, e con forza, che chiunque ha il diritto di esporre le proprie idee, senza rischiare la vita.
Belpietro, per i suoi detrattori (e io sono il meno importante tra questi), è un giornalista da riporto, il quale non fa mistero riguardo alle proprie convinzioni. La linea editoriale del suo House Organ distorce quotidianamente la realtà, inclinandola a piacimento del cosiddetto padrone. Non credo di dire una blasfemia, né spero di essere bollato come seminatore di odio dicendo questo: Belpietro è uno dei tanti giornalisti schierati - sia a destra che a sinistra - che popolano la scena mediatica italiana. Le sue idee possono essere condivisibili o meno, il modo di fare può essere apprezzato o no. E' pagato per fare esattamente quello che fa.
Da stamattina il direttore di Libero non é certo Cronkite redivivo, rimane sempre una penna al soldo di B., ma non per questo la sua vita vale meno delle altre: rischiare di essere ammazzati per le proprie idee, anche se agli occhi di tanti - me compreso - sono delle eresie, non è da Paese civile. Abbiamo gli strumenti democratici per combattere la disinformazione, è da animali pensare di eliminare colui che è ritenuto un disinformatore.
Sperando, una volta per tutte, di non dover più sentire notizie del genere, personalmente sono solidale con chi stanotte se l'è vista brutta, assieme alla propria famiglia.
domenica 19 settembre 2010
OUTLET MONTECITORIO
Non basta il Milan a creargli grattacapi - che, come sappiamo, gli danneggiano il bitume - né è colpa solo degli arbitri di sinistra. Il povero B. sembra il distrattone di turno che, due ore prima del compleanno della moglie (vabè... è un'allegoria), si ricorda di doverle acquistare il regalo. Inizia quindi a peregrinare per negozi: no, questo è chiuso, no, questo è caro... alla fine riciclerà qualcosa.
B. è in preda al panico: fino a qualche tempo fa dichiarava che il suo governo sarebbe andato avanti spedito fino al 2013, con il Parlamento che avrebbe approvato le leggi vergogna attualmente in discussione e, chissà, partorendo qualche altro mostro legislativo.
Poi Fini ha tagliato la corda, B. si è visto soffiare un manipolo - piccolo ma determinante - di deputati e senatori e ha minacciato le elezioni. Apriti cielo.
La Lega, il partito di maggioranza "effettiva" in Italia, ha fatto subito sentire la propria forza squadrista, facendo e disfacendo ora elezioni, ora scuole griffate "io ce l'ho duro". B. non può permettersi di concedere altro potere a Bossi & Co. - immaginate il veto della Lega sul Lodo Alfano o altri affari di famiglia, così, tanto per mostrare i muscoli - andare ora alle elezioni sarebbe deleterio per i suoi interessi, vedendo anche i recenti sondaggi che vedono il partito dell'amore crollare miseramente. Niente elezioni, i numeri in parlamento ci sono, il Governo è di nuovo sano e pronto a durare nel 2013. Ottimista.
Nel frattempo, per ogni evenienza, ha acquistato per il Milan due pallonari del calibro di Ibrahimovic e Robinho - come se non gli bastassero Capezzone e Minzolini - sicuro di raccattare qualche migliaio di voti tra i tifosi di fede rossonera. Niente da fare, i due ancora non brillano, e gli investimenti economici - cospicui quanto inattesi - per ora non frutterebbero un mezzo scranno.
Ora, sempre per ogni evenienza, è aperta la caccia all'ultimo mezzo parlamentare da blandire, curare, rimpinguare di prebende in modo da portarlo sotto l'ala protettrice del P2L: niente anche qua, Storace per ora non fiata, quei verginelli dell'UdC non si sbilanciano. I saldi sono finiti, tutti i pezzi pregiati sembrano bloccati.
In mezzo a tutto questo, è stato capace di andare all'estero e di tirare fango sulle istituzioni italiane, per poi affermare - stercus in fundo - che Putin è stato, per l'umanità, un dono del Signore: credo che la Politkovskaija abbia vomitato anche da morta, e con lei tutti i giornalisti assassinati in Russia sotto il dominio di questo profeta venuto dal cielo.
La domanda che mi pongo ora è la seguente: perché tutta questa frenesia alla caccia del consenso? Non è che, anziché i parlamentari, B. debba pensare piuttosto a comprare un paio di mutandoni salvapupù?
lunedì 19 luglio 2010
IL PREMIER PIU' TITOLATO
Ormai messo alle corde - dal suo stesso partito, mica dall'opposizione - in politica, B. vuole consolarsi andando a raccattare in giro premi, emulando il suo Milan.
Il Podestà di Milano ha deciso di conferire al nostro nientepopodimeno che l'ambito premio "Grande Milano", motivando la scelta in questa maniera:
"Esempio di grande milanesità [...] Statista di rara capacità [...] conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi, che compongano una società solidale, fondata sull'amore, la tolleranza e il rispetto per la vita".
Ovviamente il PD ha subito replicato, tramite Penati, ed ha timidamente fatto notare che il Podestà, ex dipendente Edilnord, di cui poi divenne dirigente, sia in fondo un compagnone del premier. Ma tant'è: si indignano per una statuetta - sia essa consegnata al Premier, sia essa scagliata da uno sconsiderato - ma si vergognano forse di dire la loro riguardo allo scandalo della B3. Potenza della nostra opposizione.
Dunque, lungi dal voler polemizzare riguardo a un premio più o meno importante conferito a Sua Nefandezza, ho provato ad immaginare le prossime stagioni del nostro amato che vince - oltre che sull'invidia e sull'odio - anche vari premi in quel di Milano.
PREMIO "GUARDA-MILANO"
Motivazione: "per aver mostrato al mondo la vera faccia della Milano da bere, dagli anni 80 in poi". Premio: un simpatico cannocchiale placcato in oro.
PREMIO "APRI-MILANO"
Motivazione: "per aver permesso il transito a Milano di capitali da varie parti d'Italia, diretti verso ogni dove". Premio: un suggestivo grimaldello in swarowski.
PREMIO "SCRUTA-MILANO"
Motivazione: "per aver portato a galla i misteri più nascosti di Milano". Premio: un paio di guanti in lattice (nuovi).
PREMIO "PULISCI-MILANO"
Motivazione: "per la rigorosa attività di riciclaggio (ovviamente si tratta di rifiuti, specie carta... non pensate male, nda)". Premio: un pratico rotolo di carta igienica in tessuto di Fiandre.
PREMIO "SCOPA-MILANO"
Motivazione: "per aver promosso l'apertura di nuovi centri anziani - tipo il Pio Albergo Trivulzio - ed aver incentivato il giuoco della scopa e della canasta". Premio: un mazzo di carte Dal Negro da collezione, con figure miniate a mano.
Che palmarés invidiabile!
martedì 13 luglio 2010
IL RE SOLA
Le ultime calde settimane italiche - a proposito, TG1 e Studio Aperto raccomandano, a reti unificate, di bere molta acqua, pare faccia bene e sia di moda - ci stanno trasportando indietro nel tempo.
Facciamo un po' di ordine:
- 13 luglio 1789: il Re Sole sta bellamente a Versailles, con Mazzarino & C0., ignaro che il giorno successivo qualcuno avrebbe preso la Bastiglia al posto suo (eppure Carosone era stato chiaro...)
- 13 luglio 2010: il Re Sola se ne sta in panciolle a Palazzo Grazioli con Gianni Letta & co. - una specie di Versailles, oppure il Bordel d'Avignon già immortalato da Picasso - ignaro di cosa potrebbe succedere domani o nei prossimi giorni. Ancora oggi è convinto che il suo "ghe pensi mì" basterà e lo salverà un'altra volta.
Un po' di analogie e differenze tra il Re Sole e il Re Sola:
all'epoca c'era una classe dirigente che viveva nel suo eremo, giustificando la propria esistenza grazie all'auto-investitura, senza dover dare conto a nessuno, e non curandosi dei problemi dei sudditi. Come direbbe oggi qualche illuminato dell'UDC, "erano lontani dal Paese reale". E, come direbbe il Re Sola nostrano, che più che un illuminato è ormai un fulminato, erano "legittimati" a stare là (a proposito, a breve ci sarà un bell'articolo di Francesco, che snocciolerà numeri interessanti sulla storia della legittimità del governo Banana).
Oggi, per chi non lo avesse saputo, sta venendo fuori una connessione che nemmeno il regista della Piovra avrebbe potuto concepire: intrighi tra organi deviati dello Stato, mafie, poteri forti, cardinali a cene segrete, giudici togati ermellinati che scendono a patti con affaristi da licenza elementare, sensali travestiti da giornalisti di lungo e consumato corso.
La situazione venuta fuori in queste settimane rivela la "teoria unificata" di una nuova Tangentopoli a braccetto con una nuova P2, con magari il collante garantito dalle associazioni criminali quali mafia e 'ndrangheta: i vari Riina, Provenzano e Gelli sarebbero orgogliosi dei vari Verdini, Carboni, Dell'Utri e compagnia danzante (ora alcuni di loro ora danzano a S. Vittore).
Come nel 1789, qualche pilastro del "sistema" sta cedendo, essendo marcio dall'interno e fin'ora ricoperto da mani e mani di cerone. Nei prossimi giorni ne vedremo delle belle, sperando che qualche italico elettore se ne accorga e si regoli di conseguenza, perché se tutto ciò è stato possibile, gran parte della colpa è del "terzo stato".
Vediamo un po' di differenze tra il terzo stato del 1789 e quello di oggi.
All'epoca i transalpini non avevano a disposizione grandi tecnologie per l'informazione, se non il piccione viaggiatore e poca altra roba. Noi siamo bombardati da sistemi di informazione. Loro hanno messo su un movimento che ha buttato a calci nel sedere il potere politico, noi non siamo in grado. Evidentemente c'è qualcosa che non va, sia in noi, che nel circuito informativo.
Ovviamente la rivoluzione francese non è stata il massimo in termini di eleganza e tutto sommato oggi è anche inutile, oltre che sempre moralmente opinabile, spargere sangue: basterebbe molto poco, basterebbe utilizzare i sistemi che abbiamo per fare in modo che certa gente stia dove debba stare. Al fresco. E gratis.
Domani vedremo cosa accadrà...
venerdì 25 giugno 2010
IL CITTI' DEL FARE
Bene, la farsa della Nostra Nazionale mandata a pascolare sui campi sudafricani è finalmente terminata nell'unica, vergognosa maniera possibile. Pensiamo al futuro della Nazionale che, si sa, è un po' "cosa nostra", la nostra amante segreta, roba che a mettercisi contro si rischia il linciaggio o - vedere le reazioni agli sproloqui leghisti in tema - quantomeno un processo sommario per lesa maestà.
Piccola parentesi extracalcistica: gli italioti si incavolano per le paroline fuori luogo di Calderoli e Bossi a proposito dei 23 dead men walking traghettati al mondiale, ma tacciono in altre situazioni, tipo l'ultimo raduno a Pontida... vabè, non scordiamoci con chi abbiamo a che fare, c'è un "Governo del Fare" che ogni giorno ci ricorda che noi italiani meritiamo questo governo (vedere il furbone Brancher per capire).
Torniamo all'aspetto "ludico-sportivo": c'è da rifondare una nazionale! In Italia, un uomo ha già saputo dimostrare di infilarsi nei buchi di potere (e non solo in quelli) creatisi dopo cataclismi politico-giudiziari - leggasi tangentopoli - prendendo la palla al balzo e non mollandola più in sedici anni. L'attuale ministro per lo sviluppo economico ad interim, con la delega a presidente del consiglio dei ministri, secondo me è l'uomo più adatto a rifondare una nazionale con criteri vincenti, che farebbero schizzare (...) i sondaggi di gradimento della nostra scassinata Nazionale a livelli bulgari.
Altro che Prandelli, qui serve gente "con le palle" (citando la sempre cara Santanché).
Immaginiamo, dapprima, lo staff della neonata nazionale del fare:
- allenatore: Silvio B.
- allenatori in seconda: Gianni Letta e Sandro Bondi
- medico sociale: Totò Cuffaro (o Rocco Palese, fate vobis)
- massaggiatrici: Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Daniela Santanché, Barbara Matera, Patrizia D'Addario, Angela Sozio, Nicole Minetti ecc. (cosa pretendete, i giocatori hanno bisogno...)
- capo ultrà: Giorgia Meloni
- cuoco della Nazionale: Ignazio La Russa (in sostituzione del famigerato cuoco attuale, sostituirà il dannoso pane e Nutella con pane e olio di ricino)
- Pubbliche Relazioni: Giampi Tarantini
- raccattapalle: Maurizio Gasparri.
Vediamo un po' di "anticipare" i primi interventi di questa nazionale del fare:
1) cambiare la denominazione federale, da FIGC a FIGA (Federazione Italiana Giochi Atletici), perché bisogna interessarsi di tutto lo sport;
2) spostare la sede di allenamento da Coverciano ad Arcore, eccezion fatta per la saletta massaggi, dirottata a Palazzo Grazioli;
3) sostituzione dell'Inno di Mameli con il più simpatico jingle "Meno male che Silvio c'è".
4) libero accesso alle mogli/fidanzate/signorine reclutate dal PR di cui sopra prima, durante e dopo la partita.
Ovviamente, lo staff del fare si preoccuperebbe di organizzare una tutela per i 23 convocati, siano essi fior di campioni o fior di bolliti come ora, e per questo motivo ci sarà l'apporto del Ministro Angelino Jolie Alfano, il quale, assieme al sempre caro Ghedini, ha già in mente tre o quattro provvedimenti, che i fischietti di sinistra hanno ben pensato di ribattezzare "leggi ad nazionalem":
1) depenalizzazione del fallo da dietro (cosa che sta molto a cuore a B. e alle massaggiatrici);
2) introduzione di una minima quota di insulti agli arbitri prima dell'ammonizione;
3) introduzione del "lodo Alfano" in caso di espulsione di un giocatore italiano: se ad uno dei quattro più forti viene sventolato il cartellino rosso sotto il muso, egli può appellarsi e far sospendere sia l'espulsione che la successiva squalifica fino a conclusione del torneo.
Ecco le linee guida per la nazionale che verrà, ovviamente scevra di componenti leghisti (che esaurirebbero i tricolori e lascerebbero intatte le riserve strategiche di Scottex 10 piani di morbidezza) e finiani (che romperebbero le palle a ogni piè sospinto, invocando "il regolamento FIFA è sacro", "Blatter non si tira per la giacchetta", "non si possono attaccare sempre gli arbitri e la Gazzetta dello Sport" ecc.): una squadra pronta a dominare la scena internazionale, al grido di "FORZA ITALIA" (eh sì, tutto calcolato) e che farebbe del nostro il miglior allenatore di calcio degli ultimi 150 anni.
Una sola cosa mi spaventa: il fatto che, data la sua atavica allergia al vocabolo, scanserà con una leggina ogni sua partecipazione al "Processo di Biscardi".
Un piccolo prezzo da pagare per avere una efficientissima Nazionale del fare.
domenica 25 aprile 2010
Cantiamo insieme.
In risposta a questa dichiarazione fortunatamente rientrata, vi invitiamo a cantare insieme a noi:
Una mattina mi son svegliato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.
O partigiano portami via
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir
Seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior
E le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior
Questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà
Riprendo un passaggio scritto un anno fà:
Una mattina mi son svegliato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.
O partigiano portami via
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir
Seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior
E le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior
Questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà
Riprendo un passaggio scritto un anno fà:
Questa festa non è di Berlusconi, nè della sinistra, questa festa è nostra, che siamo (o crediamo di essere) ancora liberi, è di tutte le persone che vogliono essere libere e conservare quello che i partigiani ci hanno regalato pagando loro stessi un prezzo enorme.
Buon 25 Aprile a tutti.
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lunedì 19 aprile 2010
AFFARI DI FAMIGGHIA
"La Mondadori fa capo alla mia famiglia da vent'anni." (Marina Berlusconi, Presidente della Mondadori S.p.A.)
Mi viene spontaneo chiedere alla Berluschina se sappia per caso come il papi sia entrato in possesso della Mondadori. Il papi le avrà mai raccontato, accomodandosela amorevolmente sulle ginocchia, le avventure di quel tale da Milano che comprò prima i giudici e poi la Mondadori?
Pare di no, altrimenti avrebbe evitato quella battuta quantomeno infelice: ma, si sa, i figli di primo letto (quello legittimo, almeno) di B. hanno la stessa faccia di bronzo del genitore. E, si sa, il papi ha l'abitudine di accomodarsi altre creature sulle ginocchia.
Il presidente più truccato degli ultimi 150 anni, ricordo, ha sottolineato come "la mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta", come a dire che ci sono altre mafie più potenti ma meno famose: forse ha confuso i pizzini di Provenzano con le lettere dei fans, e le Croma bruciate di Falcone e Borsellino in realtà avevano subìto strani fenomeni di autocombustione, in Sicilia fa caldo.
Inutile ricordare che quando qualcuno della famigghia dice che "fare pubblicità alla mafia è dannoso all'immagine dell'Italia" dev'essere inteso come "fare pubblicità alla mafia è dannoso per il paese che vorrebbe il Banana". E la famigghia - o meglio, quel che resta - si muove sempre compatta per difendere i propri interessi. Affari di famigghia, appunto.
Gli abbronzati sono ovviamente con Roberto Saviano, e contro chi pensa che la mafia sia più famosa che potente.
martedì 19 gennaio 2010
LETTERA A PAOLO
Caro Dott. Borsellino,
ieri è ricorso il suo compleanno, avrebbe compiuto 70 anni. Mi fa impressione il fatto che lei sia stato assassinato ancora giovane, avendo lei, nel 1992, l'età che ora ha mio padre: il suo modo di lavorare, il suo esempio, la facevano sembrare molto più "anziano", e agli occhi di un bambino di 10 anni lei appariva un "adulto", ma di quelli "adulti proprio".
Aveva solo 52 anni: in tanti altri contesti, a quell'età si è molto poco. In politica, ad esempio, abbiamo capi di Stato e di Governo che veleggiano tra i 70 e gli 80 anni abbondanti: a giudicare la situazione attuale, è evidente che la saggezza e la maturità non si misurano con la carta d'identità.
Se solo quel pomeriggio maledetto di luglio di 18 anni fa non fosse successo nulla, chissà come sarebbero oggi, le cose, in questo Paese. Invece, mi trovo a raccontarle una storiella italiana, dai contorni un po' bizzarri.
Si ricorda di Bettino Craxi? Quello scappato ad Hammamet, condannato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti? Quello condannato a 28 anni di reclusione in totale, con sentenze passate in giudicato, alla faccia delle toghe rosse?
Anche lui è morto, come tocca a tutti noi, prima o poi, ma da contumace, non certo da eroe. Ha infranto la Legge, e la Legge lo ha punito puntualmente. Lui, sentendosi braccato, ha deciso di scappare - all'epoca le leggi ad personam non erano ancora di moda - facendosi beffa dei nostri codici giuridici.
Sa che l'amichetto di Bettino è Capo del Governo?
Sa che è in corso un quotidiano pellegrinaggio Italia - Tunisia?
Sa che è fatto passare per "capro espiatorio" da quelli come lui?
Sa che quasi ogni parte politica ha ricordato lo statista e il politico, tralasciando il resto?
Sa che il presidente Napolitano ha inviato una lettera alla vedova, in cui si fa riferimento alla "particolare durezza" con cui la legge colpì Craxi?
Sa che i pm di "Mani Pulite" ora vengono classificati come "toghe rosse" e ritenuti responsabili del crollo della Prima Repubblica, guidati da una non meglio precisata "entità" sovversiva?
Sa che il decennale della scomparsa di Craxi ha riportato a galla il tema del presunto squilibrio tra potere giudiziario e potere politico? Strano, perché ciò significherebbe che, ad ogni anniversario della morte sua e della sua scorta, si dovrebbe parlare della Procura di Enna sotto organico, o di altre situazioni simili.
Sa, infine, che il sindaco di Milano, Letizia Moratti, vuol dedicare a questo prode uomo di Stato una via/piazza/parco/stazione metropolitana/rifugio per cani abbandonati?
Mi chiedo cosa apporranno sotto il nome, come appellativo.
"Statista"? "Politico"? "Ladro"? Quale tra le tre opzioni è meno imbarazzante?
Lo statista ed il politico hanno operato in qualche maniera (il taglio della "scala mobile" e la promozione del referendum sul nucleare sono stati passi importanti), il corruttore ha operato contemporaneamente in altra maniera, facendo schizzare - a causa del sistema clientelare messo in piedi all'epoca della "Milano da bere" - il debito pubblico dal 70 al 120% del P.I.L. in pochi anni.
Situazione gravissima, della quale gli italiani stanno ancora pagando gli effetti, tra l'altro.
Credo, caro Signor Giudice, che Bettino Craxi debba essere rispettato, concedendogli il tributo che si deve ad ogni defunto, e che venga ricordato per ciò che è stato: uno statista - o un politico -Corrotto. Il paradigma del politico da Prima Repubblica, ed anche da Seconda, viste le facce che oggi popolano Parlamento e Governo.
Invece gli si tributa ogni sorta di onore. Mentre di lei, e di tutti gli altri martiri della lotta alla mafia, ci si ricorda solo in poche occasioni, e magari accostati solo ai vari Spatuzza e Graviano.
Chissà, se lei oggi fosse vivo, sarebbe considerato una "toga rossa" da isolare... o, forse, quelli che ora urlano al complotto, ogni volta che si parla di un loro problema giudiziario, starebbero nelle patrie galere.
Ah, dimenticavo: in Italia, secondo alcuni (l'attuale Presidente del Consiglio e il co-fondatore di Forza Italia, confluito poi nel Popolo della Libertà), anche i mafiosi come Vittorio Mangano sono eroi. Meno male che Mangano non è mai stato candidato in un partito, altrimenti sarebbe diventato anche lui un eroico statista.
Ora la saluto, e scusi il disturbo.
Buon Compleanno.
domenica 20 dicembre 2009
SE QUESTO E' UN UOMO
Si è appena conclusa una settimana dura, per la civiltà in Italia. Partendo dal discorso già affrontato dell'aggressione (deprecata in tutte le salse, anche da noi su queste pagine) al Premier, si è scatenata una "caccia alle streghe", nel tentativo di dare un nome e un cognome a colui il quale ha armato la mano di Tartaglia con un "eburneo duomino".
I teoremi accusatori - una volta tanto usiamo una locuzione coniata in quel di Arcore, permettetecelo - hanno "dimostrato" che, tra gli altri terroristi mediatici, mandanti morali dell'aggressione a Berlusconi, Marco Travaglio sia una sorta di "primus super pares" (qui ci viene in aiuto il maestro Ghedini).
Bene, Marco Travaglio è stato paragonato a questi figuri qua:
N. A. R. e B. R. per par condicio, e terrorismo internazionale perché ormai siamo in un mondo globalizzato.
Marco Travaglio, secondo l'eminente esponente del P2L, Fabrizio Cicchitto, sarebbe paragonabile, a causa delle sue dichiarazioni contra-premier, alla Lioce, a Bin Laden, a chi si fa saltare in aria quotidianamente in Medio Oriente.
Personalmente credo sia "solo" un giornalista che esercita il diritto/dovere di cronaca, e, prima che un professionista, un uomo al quale va la mia personale e modestissima solidarietà, oltre che a quella degli abbronzati, che nel loro piccolissimo e nel limite delle loro capacità sostengono la libera informazione (senza pretesa di fare informazione, come scritto nel primissimo post).
Fa pensare che il recente premio per la libertà di stampa, consegnato dal DJV (l'associazione dei giornalisti tedeschi, la più grande associazione giornalistica europea, mica cotica), sia stato vinto, in precedenza, da un giornalista serbo e da un collega russo, provenienti quindi da Paesi in cui la libertà di stampa non è certo una verità matematica.
Giusto per riassumere, in Serbia, appena dieci anni fa, infuriava la guerra, ed il mestiere del giornalista era piuttosto rischioso. In Russia, si sa, i giornalisti scomodi vengono fatti fuori da non si sa chi, e la povera Anna Politkovskaja è solo la punta di questo triste iceberg.
Marco Travaglio, quindi, vince un premio generalmente assegnato a giornalisti che operano in paesi "ai bordi" della democrazia, volendo usare un eufemismo, e vengono spesso uccisi, volendo essere realisti. Qui in Italia i pochi giornalisti non ancora asserviti al potere campano, ma vengono screditati in pubblico ed additati come terroristi/fomentatori/seminatori di odio: sappiamo che, secondo la prassi italiana, l'isolamento è l'anticamera dell'omicidio. Eccone un esempio:
E' successo così per Falcone, è successo così per don Diana (si diceva che andasse a prostitute) e don Puglisi, è successo così per Peppino Impastato, il cui omicidio fu camuffato da "fallito attentato terroristico" nella cui preparazione Impastato presumibilmente perse la vita.
Dobbiamo aspettare che Travaglio faccia la stessa fine, per chiamarlo eroe?
lunedì 14 dicembre 2009
No no...ma stiamo calmi...
Premessa: non siamo a favore i gesti violenti, condanniamo su tutta la linea quello che è successo.
Veniamo a quello che è venuto dopo:
Abbassiamo i toni, dicono tutti, calmiamoci, non litighiamo o facciamolo piano piano...
Che cosa significa abbassare i toni? cosa significa calmarsi?
Che dobbiamo essere più buoni perché arriva il natale? Che il dibattito politico deve essere interrotto in attesa che la barella esca dal campo?
Cosa dovrei fare? Dimenticarmi di chi è solo perché è stato aggredito? Dovrei dimenticarmi di processi, leggi ad personam e delle sue recenti dichiarazioni contro la consulta e capo dello stato?
Mi dispiace ma non mi va, non ci sto proprio.
A voi la palla.
venerdì 11 dicembre 2009
B'S BROTHERS
Oggi, a Torino, ci sarà l'attesa deposizione dei fratelli Graviano, ossia coloro i quali hanno messo mezza Italia a ferro e fuoco tra il 1992 e il 1993. Saranno tenuti a confermare o smentire le parole del pentito Spatuzza: sarà sinceramente "divertente" ascoltare questi personaggi, indubbiamente le loro dichiarazioni avranno un peso impressionante, anche se la vera "bomba atomica" scoppierebbe solo se i Graviano dovessero decidersi di pentirsi.
Caso A: i Graviano smentiscono in toto Spatuzza... a chi credere? Sicuramente vedremo le orde di demagoghi dell'ultima ora santificare i Graviano (assassini "quanto", se non "più", di Spatuzza) e maledire chi ha assassinato 40 persone, si è autoaccusato dell'aver commesso sei stragi e di aver ucciso un ragazzino sciogliendone il corpo nell'acido. Si porrebbe il problema dell'equazione assassino = bugiardo, equazione terribilmente preventiva - e prevenuta - assunta come linea di difesa dai vari Dell'Utri & Co.
Caso B: Graviano 1 e Graviano 2 confermano le parole di Spatuzza virgola per virgola. Qui iniziano i problemi: i soliti demagoghi già citati sbandiererebbero il teorema di Dell'Utri - La Russa (per ogni pentito appartenente alla mafia, condizione necessaria e sufficiente affinché sia un bugiardo è che esso sia un assassino efferato).
E tutti quelli - come il sottoscritto - che non considerano necessariamente un assassino alla stregua di Pinocchio?
E tutti quelli -come il sottoscritto - che conoscono le parole di Spatuzza, alle quali hanno attribuito il giusto peso, in attesa delle doverose verifiche?
E tutti quelli - come il sottoscritto - che si sono presi la briga di andare a scaricare un file di 1771 pagine, traendone interessanti conclusioni - leggi: prove formatesi in un processo, quindi vere "fino a querela di falso", come direbbe un avvocato - sui rapporti tra il Senatore (?) Marcello Dell'Utri e la mafia?
E tutti quelli - come il sottoscritto - che hanno cercato il nome "Berlusconi" all'interno di detto file, lo hanno trovato 200 volte solo nelle prime 300 pagine, associato a ogni tipo di situazione e di delinquente?
Io credo che, in caso di riscontri tra le parole di Graviano e di Spatuzza, siano necessarie le dimissioni da parte del Premier, per il bene del Paese: al di là dei successivi accertamenti necessari per la verifica di queste accuse, mi sembra evidente che un soggetto accusato da più parti di aver avuto rapporti di collaborazione con la mafia non possa governare serenamente.
Conoscendo il soggetto, mi vengono in mente tre possibili conseguenze, in caso di riscontri positivi riguardo alle accuse dei pentiti da parte dei magistrati, anticamera del rinvio a giudizio:
1) scappa a Panama: diventerà contumace come il suo amico Craxi;
2) si suicida: innalzato a martire per la libertà da parte di Gasparri e cricca;
3) si dimetterà e si farà processare.
dunque...
1) la linea fuggiasca: il contumace starebbe in panciolle a Panama (una gigante Villa Certosa), trascorrerebbe tranquillo gli anni che gli mancano (eh sì, anche B. non è eterno), dopodiché verrà santificato da un qualche suo simile (penso sempre a Gasparri). L'ipotesi 1) è altamente probabile.
2) la linea "truculenta": Berlusconi è un aziendalista, prima ancora che narcisista. Dopo aver speso centinaia di migliaia di euro in trucco, parrucco, lifting, capelli nuovi, cerone, per sembrare 20 anni più giovane (?), sarebbe un peccato mandare tutto a puttane (scusate il gioco di parole). Ipotesi improbabile.
3) la linea normale: ah già... parliamo di Berlusconi...
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lunedì 7 dicembre 2009
Solo un magistrato
Qui sotto vi riporto i tre video dell''intervista di Fabio Fazio a Gian Carlo Caselli, procuratore capo della Repubblica a Torino, ex consulente della Commissione Stragi ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura.
Come al solito il magistrato in questione non dice cose fuori dal normale, semplicemente rimanda a cosa dovrebbe succedere in alcune situazioni, in un paese normale.
Anche se l'intervista è po' lunga vi suggerisco di vederla per intero. Buona visione
Anche se l'intervista è po' lunga vi suggerisco di vederla per intero. Buona visione
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mercoledì 2 dicembre 2009
UN BLASFEMO
Recentemente è saltata fuori una registrazione contenente una discussione privata, dal tono conviviale, tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e un procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi (nella lista nera personale del Premier quale "attentatore" alla vita delle reti Tv del Cavaliere).
In questa "intervista", l'On. Fini dice tante cose sensate e semplicissime: dalla necessità di indagare a fondo sulle rivelazioni dei pentiti di mafia, alla necessità - non meno importante - di far comprendere al sig. Berlusconi che il mandato elettorale - peraltro, è il Parlamento, consultatosi con il Presidente della Repubblica, che determina le sorti del Governo in base alla fiducia... è il Parlamento ad essere eletto dal popolo, anche se l'attuale legge elettorale "porcata" non permette al cittadino di eleggere il candidato di fiducia - non garantisce mai un'impunità verso gli altri organi istituzionali.
Niente di speciale, il Presidente della Camera ha ribadito alcuni concetti elementari alla base del reciproco rispetto istituzionale, rispetto che indubbiamente Berlusconi fa mancare nei confronti del Capo dello Stato, dei giudici (penali o civili, poco importa) e della Corte Costituzionale.
Apriti cielo... i fedayn di Silvio si sono scagliati contro il Presidente Fini, da Capezzone a Bondi - quest'ultimo ormai ha accantonato il ruolo di ministro e ha ripreso i panni del difensore cieco del Cav. - mentre Berlusconi ne chiedeva la testa. Avrebbe detto, ai responsabili del PdL, che "o quell'ingrato di Fini fa marcia indietro, o è fuori". Scajola, per ultimo, ha ribadito il concetto secondo cui Fini, qualora non si riconoscesse nelle linee guida dettate dal PdL – rivelate dal Lider Minimo Silvio in persona - dovrebbe farsi da parte e dimettersi.
Evidentemente all'interno del PdL non è consentito sgarrare, avere idee differenti da quelle "concordate" e a cui bisogna uniformarsi. Il problema è duplice:
- in un qualsiasi partito, esistono le correnti: sta ai coordinatori mettere d'accordo tali correnti sulla base di un programma condiviso, ma è fuor di dubbio che ogni corrente abbia il suo pensiero, che non indebolisce il partito ma lo arricchisce.
- in questo caso, Fini non ha espresso l'idea di una corrente, ma ha RIBADITO dei concetti sacrosanti dettati dalla COSTITUZIONE.
Berlusconi teme un possibile leader forte all'interno della destra, che possa ammazzare il Berlusconismo: per questo vuole esclusivamente soldati lobotomizzati alle sue dipendenze, d'altronde PdL sta per "Partito della Lobotomia".
In conclusione, mi viene da dire... quali sono i 10 comandamenti (sembrerebbe quasi un diktat mafioso) che ogni affiliato PdL deve rigorosamente rispettare, pena l'espulsione immediata?
Sicuramente esisterà qualcosa tipo "ama Berlusconi come te stesso", "straccia la Costituzione quando puoi", "ruba, dì falsa testimonianza, desidera la donna d'altri", stando a quanto abbiamo dovuto assistere in questo anno e mezzo.
Ah, blasfemo d'un Fini...
domenica 29 novembre 2009
MAFIOSO E' CHI IL MAFIOSO FA
Vorrei riassumere brevemente alcuni fatti accaduti nell'ultimo fine settimana: due giornali, uno di proprietà della famiglia Berlusconi, l'altro notoriamente vicino agli ideali del Premier, riportano la seguente notizia:
notizia da "Libero": Berlusconi indagato dalla Procura di Firenze per mafia, seguono smentita e indignazioni varie.
notizia da "Il Giornale", stessa solfa (ricordo che "Il Giornale", venerdì, aveva diffuso la falsa notizia di un inciucio hard tra la deputata PredeLina Alessandra Mussolini ed il segretario di FN, Roberto Fiore).
Ora, la guerra insegna che il "fuoco amico" fa male quanto - se non più - del fuoco nemico: soldati o civili morti non riescono quasi mai a capire se chi preme il grilletto sia un nemico o il compagno di plotone.
Il "fuoco amico" mediatico, invece, stranamente non causa danni, anzi: fornisce una nuova scusa che permette agli amici (evidentemente Berlusconi, in questo caso) di potersi difendere dal nulla e di tirare addosso oggi alla magistratura, domani all'opposizione, dopodomani chissà a chi. "Stranezze" di chi ha un evidente conflitto di interessi mediatico.
Riflettete un attimo su questa situazione: supponiate di disporre di una certa stima tra il vostro vicinato, e di voler screditare a mezzo stampa un vostro vicino, avendo a disposizione un megafono, dei manifesti, per poi "bombardare" il quartiere e gettare in cattiva luce il pover'uomo. Potreste seguire due strade ben precise:
- prendete il megafono ed iniziate ad urlare "il mio vicino puzza", appiccicate manifesti a tema sui muri... può essere che qualcuno vi seguirà, può essere che la maggior parte delle persone di buon senso che abitano il vostro quartiere non vi crederà, sostenendo il vicino tirato in ballo dal nulla. Autogol, nella maggior parte dei casi.
- prendete il megafono, datelo a vostro figlio, vostro zio, vostro cognato, invitandoli ad urlare "il vicino di Tizio dice che Tizio puzza, ma voi sapete che Tizio si lava ogni giorno, che Tizio è una persona pulita ecc", facendo quindi leva sul vostro prestigio personale... tutti i vicini si schiereranno dalla vostra parte, ed il vostro innocente vicino non sarà visto sotto una buona luce quando dirà la sua verità: "no, non l'ho mai detto", senza megafoni o manifesti. Gol.
In soldoni, Berlusconi ha deciso di comportarsi così: affida ai suoi mezzi di comunicazione il compito di screditare il malcapitato di turno (ieri il giudice Mesiano, oggi la procura di Firenze) o ridicolizzandolo, o mettendogli in bocca parole che mettano in cattiva luce il Premier, il quale si sentirà in dovere di ribattere, difendersi ed attaccare a testa bassa, come ha fatto ieri.
Non mi sembra che questo sia un comportamento degno di una Paese civile: forse nelle peggiori dittature comuniste, o negli stati tenuti in piedi dai narcos si assiste a spettacoli simili.
Tirato in ballo sul tema mafia, Berlusconi ha poi dichiarato che strozzerebbe volentieri gli autori che scrivono libri sulla mafia, causando, secondo il Berlusconi-pensiero, imbarazzo alla Sicilia e alla Nazione intera.
Non possiamo continuare a tenere la polvere sotto il tappeto per sempre, non possiamo permetterci di intimidire chi quotidianamente denuncia il malcostume diffuso, la "cultura mafiosa", non tanto la mafia in sè (di quella se ne devono occupare i giudici, se rimangono in vita).
Ogni volta che cerchiamo di mettere la testa sotto la sabbia, ammazziamo di nuovo i vari Falcone, Borsellino, e tutte le vittime che hanno cercato di far emergere questa realtà.
E chi ha ucciso la prima volta Falcone, Borsellino e tutti gli altri? I mafiosi.
E come dobbiamo definirci noi se li uccidiamo un'altra volta?
Comunque, qui trovate una bibliografia parziale sulla letteratura di mafia: tutta gente a cui Berlusconi metterebbe volentieri le mani al collo.
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